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Disabili esclusi dalla Protezione Civile
L'Italia dei Valori presenta un'interpellanza

Di Pietro chiede al presidente del Consiglio e al ministro del Lavoro chiarimenti sul caso della cooperativa "Abili a proteggere": nove ragazzi erano stati inseriti presso l'ufficio stampa del Dipartimento, ma i loro contratti inspiegabilmente non sono stati rinnovati

ROMA - Diventa oggetto di un'interpellanza parlamentare il caso dei componenti di una cooperativa di disabili, che per sette anni ha lavorato alla Protezione Civile. La loro protesta davanti a Palazzo Chigi per il mancato rinnovo della convenzione che, dal 2004, aveva impegnato nove ragazzi presso l'ufficio stampa del Dipartimento è stata raccolta dal gruppo parlamentare dell'Italia dei Valori che, per bocca del leader Antonio Di Pietro ha presentato un'interpellanza urgente al presidente del Consiglio, Berlusconi, e al ministro del Lavoro, Sacconi, per sapere quali iniziative intendano adottare al fine di consentire ai nove disabili, esclusi dal progetto sperimentale della protezione civile 'Abili a proteggere', di proseguire la loro esperienza lavorativa. "I nove collaboratori, che da sette anni erano impegnati nell'ufficio stampa della protezione Civile, sono rimasti senza un'occupazione dal 1 giugno scorso e il progetto non esiste più", sottolinea il leader di Idv.
"L'Italia dei Valori esprime solidarietà ai nove disabili inclusi nel progetto 'Abili a proteggere' della protezione Civile che da oggi, per motivi incomprensibili, si trovano senza lavoro", aggiunge in una nota Mario De Luca, Responsabile per l'IdV del dipartimento per il superamento dell'Handicap. "Come al solito - continua De Luca - sono i più deboli a pagare le malefatte dei vertici. La scellerata gestione della protezione Civile di questi anni, oggetto di varie indagini da parte della magistratura, oggi colpisce per primi questi lavoratori, impiegati nel ramo della comunicazione, e che hanno svolto con merito il loro ruolo negli ultimi sette anni". "Ci opporremo con tutte le nostre forze a questa ingiustizia".
In questi anni l'obiettivo del progetto è stato proprio quello di testimoniare come persone con abilità diverse, potessero essere impiegati in luoghi chiave della pubblica amministrazione. Il progetto, è stato in questi anni il fiore all'occhiello del Dipartimento, preso come esempio nelle più svariate occasioni pubbliche dallo stesso capo Dipartimento e da tutti i suoi colleghi. E' stata realizzata una ricerca, tradotta anche in inglese, per diffondere questo modello all'estero, tramite gli eventi internazionali dove la Protezione Civile partecipava. Nel tempo, oltre alla rassegna stampa, i ragazzi "Abili a proteggere" hanno iniziato a tracciare il percorso per la creazione di un vero ufficio, interno al Dipartimento, che si occupasse in maniera specifica di Disabilità e protezione Civile.
Tutto questo però il 1° Giugno 2011 si interrompe per non ben chiare motivazioni burocratiche o di bilancio. Dopo avere donato se stessi nelle situazioni più disperate, terremoti (come quello dell'Aquila, catastrofi, inondazioni, superando con tenacia e dedizioni ogni loro dis-abilità che in quell'occasione si trasformava invece in una risorsa in una evidente abilità da mettere a disposizione del prossimo, la loro storia termina senza lieto fine. I nove ragazzi e ragazze disabili devono andare via dal Dipartimento Protezione Civile, lasciandosi alle spalle solo i resti delle le barrire fisiche che sono riusciti ad abbattere ma fermati da barriere burocratiche ed evidentemente culturali e sociali che neanche la loro abilità e la loro professionalità riescono a superare.

(03 giugno 2011)

 

La lezione di Giovanni Paolo II
“In un tempo facilmente catturabile dall’apparenza e dall’effimero, si è assistito all’esaltazione di un autentico uomo di Dio, la cui santità è stata riconosciuta col dovuto rigore dall’autorità della Chiesa, la quale ha così intercettato un consenso sorprendente,
più ampio dei confini cattolici”. Così il card. Bagnasco ha commentato l’evento della beatificazione di Giovanni Paolo II. Che cosa resta della “larghissima partecipazione” che si è registrata il 1° maggio scorso? Nei “gesti compiuti dai tantissimi” pellegrini che hanno “sentito il bisogno” di esserci a Roma, secondo il card.    Bagnasco    c’ è    proprio    la lezione di Giovanni Paolo II, e cioè che “la trasmissione della fede passa per l’ancoraggio a ciò che vi è di profondo e soggettivo. L’ adesione    alla    dottrina    oggi segue l’incontro”. Di qui la necessità di “interpretare un cattolicesimo di conversione”, ossia di “rigenerare continuamente il cattolicesimo popolare oggi sotto sfida da parte di un secolarismo anch’ esso    attraversato    da    contraddizioni”.

 

 

Buon compleanno CVS

La lettera porta la data 17 maggio 1961. Dunque a 14 anni dell’inizio ufficiale dell’apostolato del Centro Volontari della Sofferenza. In essa il Venerabile Mons. Luigi Novarese parla agli aderenti del tempo con la fermezza, la determinazione e il senso di incoraggiamento che ben conosciamo: "Continuate, fratelli carissimi, a sostenere l’apostolato con la vostra preghiera ed il vostro sacrificio..."

 

“Continuate, fratelli carissimi, a sostenere l’apostolato con la vostra preghiera ed il vostro sacrificio. L'azione esterna se non è preceduta e sostenuta dall'offerta interiore, dal sacrificio, non ha senso: ed è inoltre impossibile attuarla. Pregate perché tutti gli iscritti al nostro movimento sentano la bellezza, la responsabilità e l’urgenza di questo apostolato.

PREGARE!
Scuotere con la preghiera prima di tutto. Presentare la nostra intenzione alla Madonna in tutte le ore della nostra giornata, di giorno e di notte: in tutte le ore di angoscia: in tutte le ore di dolore: in tutte le tentazioni. Domandate senza esitazioni, domandate con fede. Ciò che domandate è nei desideri di Dio. E' Lui che ha stabilito la presente economia dei nostri rapporti con Lui, in cui l'ammalato ha il compito di continuare la Passione di Gesù e volete voi che il Signore resti insensibile alla preghiera dei sofferenti che domandano luce per tutti gli ammalati del mondo affinché comprendano il valore redentivo del dolore?

Mons. Luigi NovareseAGIRE!
Non contentatevi di pregare. Ci vuole anche l'azione. Le opere sono l'espressione della nostra fede.
Ci vuole la preghiera: ci vuole pure l'azione prudente e costante, che non lascia sfuggire occasione per illustrare il problema della valorizzazione del dolore agli ammalati ed ai sani.

Coraggio! Non perdetevi d’animo!
RICOMINCIATE SEMPRE DA CAPO, ANCHE PER L’ENNESIMA VOLTA.
Non importa lo sforzo. Non guardate mai indietro. Pensate a quello che resta da fare. E vedrete che anche voi, come il sottoscritto ripeterete: «Abbiamo fatto veramente ancora nulla».

Prego più che mai per ciascuno di voi, perché la Vergine Santa vi benedica, vi illumini, e vi entusiasmi!”

(L’Ancora: supplemento al n. 5 - maggio 1961)